Giù le mani dai bambini! La violenza e i traumi in età evolutiva
Quando la vittima di una violenza ha il volto di un bambino, si assiste alla più aberrante delle crudeltà del genere umano; piccoli e indifesi oggetto di abusi compiuti in modi differenti. Violenza fisica che lede l’integrità fisica, con schiaffi, percosse e costrizioni subite da un bambino. Violenza psicologicache mina l’equilibrio e i livelli di autostima del piccolo, umiliandolo con minacce e manipolazioni, ricatti di varia natura. Violenza sessuale esercitata contro la volontà del minore, subita passivamente, senza possibilità di parola. Tra gli attuali rischi possibili per i minori, la violenza digitale cibernetica, come il revenge porn e le molestie online, oltre che la violenza verbale espressa con minacce-ingiurie, rappresentano i più comuni casi di molestie subite da bambini e adolescenti. Un’altra forma di violenza, Neglect e trascuratezza, il più comune dei maltrattamenti, consiste nella privazione dei bisogni fisici - emotivi - educativi rivolti al minore, da parte dell’adulto che dovrebbe svolgere il delicato compito di accudimento dei più piccoli.
Consultando i dati statistici ISTAT (22/5/2025) relativi ai report dei flussi sanitari con diagnosi riconducibile a violenza contro minori, si registra un aumento esponenziale dei maltrattamenti negli ultimi cinque anni. La violenza sui minori è consumata principalmente all’interno del contesto familiare, ma anche in ambito scolastico-educativo, digitale-virtuale, comunitario.
La scuola, luogo sicuro di tutela del minore, è diventato in alcuni recenti casi di cronaca scenario di abusi e di violenze a danno dei più piccoli, violenze perpetuate nel gruppo dei pari tra coetanei, oltre che maltrattamenti da parte di figure di custodia.
La violenza multipla esercitata in ogni forma a carico del minore, oltrepassa il confine della dignità e dell’integrità fisica e psicologica in età evolutiva, violando i principali riferimenti riconosciuti dall’ONU con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, approvata dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989.
Tra le conseguenze per i bambini, vittime di maltrattamento e cresciuti in ambienti di trascuratezza, importanti sono i danni registrati in ordine alla salute, allo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. I bambini vittime di violenza possono manifestare elevate alterazioni neurobiologiche e psicologiche, con disturbo traumatico dello sviluppo. Tra gli effetti principali si registrano ansia, depressione, paura costante, isolamento sociale, difficoltà di concentrazione, scarso rendimento scolastico, alterazione dell’umore, difficoltà relazionali e interpersonali. Tra le conseguenze più tragiche vi è la morte del bambino.
La violenza infantile, può registrare ripercussioni differenti per le vittime; ciò dipende dall’entità della violenza, dalla capacità di resilienza del bambino, dall’età e dal sesso dello stesso, dal contesto di provenienza e dalla sua storia personale.
Le esperienze traumatiche sperimentate durante l’età dello sviluppo, possono segnare profondamente lo sviluppo di crescita della persona, condizionandola anche in età adulta.
Occorre fornire ai bambini i mezzi per riconoscere la violenza e proteggersi da ogni forma di maltrattamento, favorendo la richiesta di aiuto e di supporto, permettendo ai più piccoli di rivolgersi agli adulti significativi in grado di offrire loro un sostegno.
Da qui la necessità di rivolgere l’attenzione tanto alla famiglia, quanto alla scuola, entrambi ambienti destinati alla crescita del bambino, con il potenziamento di strutture sanitarie, educative e sociali, finalizzate a creare una rete di supporto rivolto ai caregiver, che manifestano una particolare fragilità genitoriale. Interventi di prevenzione volti a contrastare la violenza in ambito domestico, supportando i casi di maggiore vulnerabilità.
Nel contesto scolastico quando l’ambiente di apprendimento cessa di essere sicuro, compromettendo il benessere dei più piccoli, è importante il ruolo svolto dalla famiglia predisposta a cogliere le sfumature emotive di paura, ansia e insicurezza manifestate dai più piccoli. Pertanto è rilevante invitare i bambini alla condivisione di esperienze quotidiane vissute in ambiente extradomestico, attraverso una comunicazione assertiva ed empatica con genitori e caregivers. La continua e bidirezionale comunicazione adulto-bambino, esercitata con gli adulti significativi, è finalizzata a riconoscere e individuare ogni forma di abuso, sfruttamento e violenza.
Nel rispetto dell’interesse del minore, è essenziale dare priorità ai bambini permettendo di esprimere le proprie considerazioni, opinioni, emozioni in considerazione della loro età e maturità, al fine di comprendere le dinamiche interpersonali in cui sono coinvolti nelle varie aree di crescita e di sviluppo. Gli adulti significativi (figure di riferimento primario, figure di supporto familiare, figure istituzionali-professionali) che concorrono alla costruzione dell’identità del bambino, appartengono alla comunità educante, che guida lo sviluppo emotivo sociale e cognitivo nell’interesse del minore. Il diritto allo sviluppo deve essere sostenuto dall’adulto che vigila e protegge i più piccoli da ogni forma di violenza fisica o mentale, dai maltrattamenti, da ogni forma di abbandono e sfruttamento, umiliazione e violenza sessuale.
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