Gilda Tempesta

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Oltre il confine del «No», verso un «SI» condiviso. Strategie inclusive per il Disturbo Oppositivo Provocatorio a Scuola 

La precoce insorgenza del Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) avviene in età prescolare prima dei 6-8 anni; i bambini manifestano chiari segnali come crisi di rabbia e opposizioni che si distinguono dai semplici capricci evolutivi, in quanto più intensi e frequenti. 

Le reazioni violente, che i bambini mettono in atto, reagendo a trigger familiari, scolastici o sociali e che stimolano comportamenti contrari e ostili a regole da rispettare per una tranquilla convivenza civile, possono essere molteplici: sbalzi d’umore, crisi di rabbia e ira, comportamenti polemici e di sfida, atti vendicativi rivolti a caregiver, genitori, amici e compagni, docenti, figure di autorità ed educative di riferimento.

Le tipiche reazioni al «No» ed il rifiuto delle più semplici regole si manifestano come una sfida aperta verso l’adulto; i ragazzi incapaci a gestire le proprie emozioni e a controllare gli impulsi reagiscono attivando risposte emotive estreme. L’espressione oppositiva in età evolutiva si presenta non solo attraverso reazioni comportamentali, ma anche utilizzando il canale verbale, tipico della sfida diretta. L’utilizzo di frasi destinate al confronto con l’adulto da fronteggiare sono caratterizzate da un tono violento ed innescano discussioni estenuanti, fatte di botta e risposta, nel tentativo di disarmare l’autorità dell’altro.

Nel contesto scolastico non è raro assistere a scene quali lancio di oggetti, porte sbattute, calci e sedie ribaltate: tutti atteggiamenti aggressivi spesso assunti da alunni con disturbo oppositivo provocatorio. È evidente come l’impatto di tale disturbo possa essere notevole.

Il funzionamento di chi è affetto da DOP risulta fortemente compromesso nei diversi ambiti di vita. Numerose sono le richieste di supporto da parte di genitori e docenti, chiamati a gestire direttamente i figli e gli alunni, intrappolati nel persistente comportamento polemico – provocatorio. L’inclusione scolastica è la risposta attivata dal contesto educativo attuale; per il raggiungimento di tale finalità risulta incisiva la formazione di professionisti e insegnanti di sostegno altamente qualificati. Diverse devono essere le strategie di de-escalation emotiva e le metodologie didattico – educative da adottare nel contesto scolastico e per la gestione della classe: 

  • favorire nell’alunno il Riconoscimento dell’emozione provata nel momento di crisi emotiva. Attraverso la comunicazione empatica il personale scolastico instaura con l’alunno, uno scambio di informazioni orientate a comprendere lo stato emotivo provato da quest’ultimo, al fine di disinnescare l’atteggiamento di sfida dimostrato dal bambino o dal ragazzo, cercando con lo stesso di ampliare i confini della personale “finestra di tolleranza”. L’apertura comunicativa permetterà così all’alunno in difficoltà di gestire la crisi, dimostrando all’intero gruppo classe come sia possibile recuperare l’autocontrollo comportamentale;
  • organizzare all’interno della classe uno spazio dedicato alla calma, un angolo in cui è possibile svolgere attività artistiche, manipolative, finalizzate a spostare l’attenzione dallo stimolo che ha attivato la crisi dell’alunno. Tale tecnica è definita del “Time-In”, tipica dei processi di inclusione scolastica, in cui non è previsto l’allontanamento dal gruppo classe, perché l’azione educativa è gestita con tutti gli alunni;
  • considerare la “Strategia del patto” al fine di orientare l’alunno a ponderare diverse scelte decisionali e comportamentali. Il docente attraverso la comunicazione attiva permetterà all’alunno di sperimentare i benefici del pensiero divergente e, oltrepassando i confini della rigidità cognitiva, considerare nuove soluzioni per risolvere il problema. Tale esercizio potrebbe essere svolto anche nel gruppo dei pari, in cui ognuno condivide la propria strategia di risoluzione;
  • organizzare attività didattiche nel piccolo gruppo di lavoro tra pari, prediligendo la metodologia del Cooperativo Learning, stimolando la cooperazione tra alunni, piuttosto che la competizione tra gli stessi. Considerare, inoltre, la metodologia del Peer Tutoring Reciproco, utile a stimolare il supporto tra compagni e sviluppare competenze trasversali (soft skills), come empatia e comunicazione.

Tali interventi educativo – didattici proiettano l’evoluzione della sfera personale del singolo alunno verso la dimensione collettiva del gruppo classe, ispirandosi agli studi dello psicologo Lev Vygotskij, secondo il quale “diventiamo noi stessi attraverso gli altri”.

https://www.orizzontescuola.it/oltreilconfinedelnoversounsicondivisostrategieinclusive-per-il-disturbo-oppositivo-provocatorio-a-scuola

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