Gilda Tempesta

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Il Bambino Tecnologico: come la crescita online sta trasformando lo sviluppo e i valori del Bambino Analogico

Intrappolati negli automatismi digitali, che incatenano agli schermi del web, i bambini ed i ragazzi, con la prima connessione, attivano un processo di crescita basato sull’apprendimento per modeling. Negli attuali processi di apprendimento il Social Modeling Digitale è considerato lo stile di apprendimento osservativo digitale a cui sono esposti già in tenera età i bambini, che utilizzano precocemente il digitale. La teoria dello psicologo Albert Bandura é rivisitata in chiave tecnologica, in linea con gli attuali strumenti in uso in età infantile. 

Il Bambino Tecnologico esposto a canali virtuali, interiorizza regole e comportamenti, appresi per modeling astratto e multicanale, ciò attraverso l’uso di software che spesso sfuggono al controllo dell’adulto e dei caregiver. Il rinforzo esercitato nel gioco, attraverso like, manifestazioni di gradimento, ricompense e reaction positive, attrae il bambino incentivandolo ad imitare i pattern d’azione di avatar e personaggi, che sono osservati virtualmente. 

Tra le principali conseguenze manifestate in età evolutiva si riscontrano: la desensibilizzazione e la disregolazione emotiva, l’alterazione della percezione causa-effetto, l’indebolimento del pensiero critico, ma soprattutto la precoce dipendenza digitale. Quest’ultima caratterizza l’età evolutiva nell’era moderna, è al tempo stesso causa e sintomo del “vuoto sociale” e della povertà educativo – relazionale. Sin dalla tenera età i bambini vengono attratti dall’intrattenimento facile offerto da videogame, tablet, pc gaming per software interattivi. Catturati dal circolo vizioso di compensazione, trascorrono molto del loro tempo libero connessi online, impoverendo le proprie competenze sociali (social skills), le quali, al contrario, si sviluppano con l’esperienza diretta nel contesto reale.

I minori restano vittime di un sequestro digitale che si consuma quotidianamente all’interno del confine domestico. I genitori spesso assorbiti dalle dinamiche lavorative e dagli impegni delle routine assistono passivamente all’apparente divertimento digitale dei figli, sottovalutandone i rischi occulti, a cui sono esposti. 

Dall’abuso digitale precoce si passa al vuoto sociale, che priva il bambino tecnologico dell’alfabetizzazione emotiva e dei valori reali, sfociando poi nel disagio psicologico manifestato anche con condotte violente in età adolescenziale e nelle fasi successive di crescita. L’esposizione costante ai giochi virtuali basati su automatismi violenti, spesso condivisi in cross-play (piazze digitali), convalida e favorisce per il minore l’accettazione e l’assimilazione dell’atteggiamento osservato, ciò secondo il modello di apprendimento imitativo.

Lo scenario educativo di crescita per molti ragazzi è cambiato. Rispetto al passato in cui prevalevano maggiormente le esperienze dirette vissute a contatto con la realtà sociale, l’attuale evoluzione personale appare interconnessa all’ecosistema tecnologico. Il flusso continuo di stimoli multimediali di quest’ultimo, in assenza di un’adeguata educazione digitale, espone il bambino ad un profondo disagio psicologico. 

La significativa deprivazione delle relazioni interpersonali, tipiche del mondo reale, si traduce per la persona con la conseguente povertà dell’acquisizione di valori quali empatia, solidarietà, rispetto. Nella cooperazione e nella relazione autentica con l’altro, il Bambino Analogico può conoscere-sperimentare-interiorizzare.

Ciò è possibile, soprattutto nei contesti educativi reali, dove il bambino è esposto all’esperienza diretta, fisica e sensoriale, senza la mediazione di schermi e algoritmi, sviluppa competenze hard e soft skills. In questo scenario, caregiver e figure educative sono richiamati a svolgere attivamente il proprio ruolo di guida nei processi di crescita dell’età evolutiva, accogliendo la sfida di sostituire lo standardizzato codice informatico con il linguaggio emotivo umano e riattivando il canale comunicativo diretto e autentico, in grado di educare al rispetto dei valori condivisi e delle regole di una sana convivenza civile.

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